Nuove vie della seta: cosa sono?

Quando sentiamo parlare di “Bri” di “Obor” si parla del nuovo progetto cinese per la creazione di nuove Vie della Seta destinate a collegare l’Asia e l’Europa, ma l’idea di fondo è quella di mettere la Cina al centro dei traffici commerciali mondiali.

Questo piano è stato annunciato già nel 2013 dal Presidente cinese Xi Jinping, che si è recato nelle ultime settimane in Italia per sottoscrivere con il nostro Paese un Memorandum di collaborazione.

La realizzazione del piano cinese coinvolgerebbe 65 paesi che raccolgono circa il 65% della popolazione mondiale e il 40% del Pil, è quindi chiaro come questo accordo commerciale sia particolarmente influente sugli equilibri geopolitici mondiali, e non a caso gli Stati Uniti e la stessa Comunità Europea non vedono di buon occhio l’apertura italiana alla Cina.

Nel dettaglio le Nuove Vie della Seta sarebbero tre collegamenti terrestri e ferroviari e due rotte marittime.

Il primo collegamento terrestre partirebbe dall’Europa per attraversare dal Mar Baltico la Polonia, la Russia e il Kazakistan; la seconda ritraccerebbe il tragitto della vecchia Transiberiana e la terza passerebbe per il Golfo Persico, passando per Islamabad, Teheran e Istanbul.

Le vie che interessano molto il territorio italiano sono quelle marittime: La prima partirebbe dal porto cinese di Fuzhou e attraverso il Mar Rosso passerebbero per l’Africa, fino a giungere ai Porti dell’Italia del Nord, tra i quali Trieste e Genova; la seconda partirebbe sempre da Fuzhou ma si dirige verso l’Oceano Pacifico.

 

VIE DELLA SETA, UN’OPPORTUNITÀ?

Mentre la Cina ha una strategia precisa, che è quella di sottoscrivere accordi commerciali per dare sviluppo ai propri prodotti, in Italia manca una visione strategica e la percezione se esista o meno un vero interesse italiano o europeo a questa collaborazione. In conseguenza in questo periodo sentiamo diversi pareri in un guazzabuglio litigioso che rende difficile farsi un’idea oggettiva.

Il memorandum firmato sabato 23 marzo a Roma, non è un trattato, né una legge né un vero e proprio contratto, è solamente un documento in cui il nostro Paese si impegna a valorizzare tutte le collaborazioni possibili.

C’è chi pensa che questo passo possa aiutare l’Europa a fare un primo passo per un accordo complessivo con la Cina senza per questo andare contro i Patti Atlantici.

C’è da dire anche che la Cina ha già fatto importanti accordi con altri paesi tra cui Grecia, Turchia Spagna e Israele, portando anche una discreta quantità di investimenti per costruire e potenziare importanti infrastrutture come porti, interporti e snodi logistici.

I cinesi hanno già fatto investimenti sui nostri porti e il 30% del traffico navale di Genova e Savona riguardano merci cinesi. A fine gennaio, per la prima volta, il porto di Trieste ha ospitato un traghetto merci lungo 237 metri.

I cinesi ci tengono in grande considerazione, non tanto come porti di transito delle loro merci, quanto piuttosto uno snodo logistico e un possibile bacino di sviluppo per la trasformazione delle merci, e alcuni pensano che possa essere un’ottima possibilità di sviluppo per il nostro Mezzogiorno. La Sicilia, ad esempio, potrebbe diventare lo snodo di riferimento per i progetti da attuare in Africa.

 

LE NUOVE VIE DELLA SETA, UN PERICOLO?

La preoccupazione più grande è quella che Le Nuove Vie della Seta diventino strade a senso unico e che la Cina stia approfittando della mancanza di una strategia europea per rendere più facile la diffusione delle sue merci in Europa a scapito della produzione europea.

Altra preoccupazione è di ordine geopolitico perché, la firma del Memorandum con la Cina potrebbe essere un primo passo per essere esclusi dal G7.

Da qualche anno infatti l’Italia pare non avere più i requisiti economici per accreditarsi tra i 7 paesi occidentali più sviluppati e il nostro posto potrebbe essere preso da altre economie che stanno bussando alla porta con insistenza come ad esempio l’Australia, che tra l’altro è una delle nazioni più allineate alla visione di contenimento della Cina in capo agli Stati Uniti.

C’è chi addirittura prevede una nuova “Guerra Fredda”, assunzione magari sproporzionata anche se bisogna ammettere che il contrasto commerciale America – Cina sta cambiando la geografia politica mondiale.

La nostra amicizia con la Cina potrebbe quindi allontanarci dai nostri storici alleati e distinguerci ulteriormente dal resto d’ Europa, con annesso isolamento politico del nostro Paese, che per gli ovvi motivi, invece avrebbe bisogno del sostegno, anche economico degli investitori occidentali.